Come creare un sito web con Wordpress. Puntata 2 di 3


Eccoci ritrovati. Ci eravamo fermati a parlare dell'FTP: il protocollo maggiormente utilizzato per la gestione di un server e che ci permetterà di caricare/scaricare tutti i file di cui abbiamo bisogno.

Software per la gestione dell'FTP?


Come potete immaginare, i software per gestire i file risiedenti su un server sono moltissimi. Il più famoso tra tutti, azzarderei a dire, è molto probabilmente Filezilla. Sviluppato in maniera totalmente open source, questo software, presenta un'interfaccia grafica, seppur old-style, semplicissima da utilizzare e allo stesso tempo può rivelarsi un software valido anche per effettuare operazioni complesse nel caso risultassero necessarie.
Ecco l'interfaccia.

Filezilla GUI

Le quattro finestre centrali si spiegano da sole ed è da li che prenderemo, trascineremo, sposteremo (ecc.) i file di cui avremo bisogno. Nello spazio in alto invece, il Message Log, Filezilla ci mostra i comandi che sta impartendo al server e quali riceve in risposta. Infine in basso, la transfer queue, è uno spazio dove vengono mostrati lo stato, la situazione e l'attività o l'inattività dei trasferimenti in lista per essere caricati sul hosting.
Infine rimangono i campi in alto "Host", "Username" ecc. che vanno compilati per poter accedere al nostro spazio web e, ovviamente, cambiano da caso a caso.

Adesso che sappiamo, bene o male, come funziona Filezilla e come possiamo farlo funzionare, possiamo passare al livello successivo.

Registrare un Dominio ed un Hosting


Ne abbiamo già ampiamente parlato nell'altro articolo e per questo oggi non mi soffermerò molto sull'argomento. E' arrivato però il momento di iscriversi ad un provider che ci possa offrire un dominio di terzo livello gratuito affiancato ad un hosting altrettanto gratuito, di bassissime prestazioni, ma fondamentale per cominciare a capire e vedere come funziona realmente un sito web e come va gestito.
Quindi, almeno per adesso, non necessitiamo di nessuna grande prestazione dal nostro hosting visto che, essendo la vostra prima volta, è difficile che riusciate a generare molto traffico e, anche se ci riusciste, sarebbe molto facile spostare tutto il contenuto che avete creato su un servizio di qualità!

Tra i più noti provider gratuiti italiani, spicca sicuramente la figura di Altervista e cosi, in questa guida, prenderò d'esempio un ipotetico hosting/dominio registrato gratuitamente su di esso.
Voi, invece, potete scegliere in generale qualunque provider ma, se non avete grandi preferenze e avete paura di poter sbagliare seguendo questa guida, registratevi anche voi su Altervista recandovi sulla pagina principale.

Registrarsi risulta molto semplice: basta inserire il nome che vogliamo dare al nostro dominio di terzo livello e cliccare su "Continua". Da li basterà inserire tutti i dati richiesti, o collegarsi attraverso facebook, che riceveremo finalmente una mail dove troveremo i dati utili fondamentali per il collegamento, ovvero: nome utente, password e indirizzo dell'hosting per l'accesso via FTP (porta 21).

Nel mio caso, quello che farò, sarà prendere d'esempio questi ipotetici dati per il resto di tutta la guida: 
  • Host -> miosito.altervista.org
  • Username -> utente
  • Password -> pwd

Scarichiamo Wordpress


Ovviamente, come vi ho anticipato in precedenza, se non ci fossero stati i programmatori di wordpress, sarebbe toccato a noi creare i famosi "file", di cui vi ho tanto parlato, che ci permettono di visionare a schermo i contenuti di una pagina web. 
Ma fortunatamente i programmatori di Wordpress, chi più chi meno, sono vivi e vegeti ed hanno scritto per noi un fantastico CMS rilasciato, poi, in maniera completamente gratuita. Quindi che aspettiamo? Scarichiamolo da qui.
Quello che scaricherete è un file zip ed andrà ovviamente estratto per poi essere caricato sul nostro spazio web. Fra pochissimo vediamo subito come fare tutto questo.

P.S. Vi dissi già di come i provider, molto spesso, forniscono un pannello d'amministrazione per un installazione semplificata di Wordpress. Altervista questo lo fa, purtroppo però, da provider a provider i pannelli cambiano e non essendo tutti uguali, conviene farlo manualmente, proprio come vi sto illustrando.

Carichiamo Wordpress sul nostro spazio web


Una volta scaricato ed estratto Wordpress in italiano, scaricato dal link sovrastante, bisogna aprire Filezilla e inserire i vostri dati negli spazi in alto, dove trovate scritto: "Host" ecc.
Io inserirò cosi i miei dati:
N.B. Filezilla imposta la porta automatica sulla 21 quindi, a meno che non sia questa la vostra (cosa molto difficile), potete lasciare quello spazio vuoto.

Filezilla con dati compilati

Inseriti i dati, cliccheremo su "Quickconnect" ed ecco che vedremo una sfilza di comandi apparire sul "Message Log" per poi veder cambiare la scritta "Not connected to any server." in uno spazio vuoto, senza cartelle e file, pronto per essere riempito. Come? Molto semplicemente, trascinando i file da caricare sulla finestra, a destra del programma, per la visualizzazione dei contenuti sul server.

Non volevo specificarlo, ma credo già sappiate che non dovete caricare il file zip scaricato, ma TUTTE le cartelle ed i file in esso contenuto. Ecco cosa dovete caricare.

File e Cartelle in Upload

Quindi, per concludere, gli elementi da trascinare sull'interfaccia di Filezilla sono ben 21. Ora potete mettervi comodi perché, anche avendo una connessione molto veloce, l'upload di questi file non impiegherà sicuramente meno di 5 minuti.

Vediamo ora cosa fare una volta che tutti i file e le cartelle di Wordpress sono state copiate sul nostro spazio web.

Configurare per la prima volta Wordpress


Wordpress, come praticamente tutti i CMS, hanno bisogno di un'iniziale configurazione per poter essere avviati ed utilizzati, ma comunque non è assolutamente niente di complicato. Per visitare questa pagina web adibita alla configurazione, basta aprire un qualunque browser web (ahimè, anche Internet Explorer può andare bene) e inserire l'URL del vostro hosting insieme alle cartelle all'interno della quale bisogna entrare per riuscire a ripescare il file di wordpress: index.php.
Come molto spesso accade, è più difficile a dirsi che a farsi. Un URL, nel nostro caso e anche similmente negli altri casi, è cosi composto: miosito.altervista.org/cartelladoveabbiamoinseritowordpress/index.php che corrisponde a: dominio/cartella/file.estensionedelfile
Se invece wordpress non l'avete inserito in nessuna cartella, come è probabile che abbiate fatto, basta visitare: miosito.altervista.org/index.php.

Se tutto sta funzionando, questo è quello che visualizzerete:

Pagina Wordpress principale

Ora cliccheremo quindi su "Crea un file di configurazione." per creare, appunto, un file di configurazione in maniera molto molto semplice.
Una volta cliccato, vedremo come Wordpress ci avverta di quali informazioni ha bisogno, ovvero:
  • Nome del database.
  • Nome utente del database.
  • Password del database.
  • Host del database.
  • Prefisso tabelle.
Questi sono tutti dati che vengono forniti da Altervista e che noi dobbiamo solo preoccuparci di riportare e, piuttosto che andarli a trovare nella mail che vi mandano al momento dell'iscrizione, potete consultarli in questo post del forum ufficiale di Altervista.

Quindi nel mio caso, ecco come inserirò i miei dati all'interno della pagina web di configurazione di Wordpress.


Se tutto è andato a buon fine, troveremo un esilarante esclamazione: "Tutto a posto amico. Hai completato..." e basterà cliccare sul pulsante "Esegui ed installa" al che vi chiederà ancora poche informazioni a riguardo, sta volta, del sito web che volete creare. Infatti avrà bisogno di sapere quale nome dare al sito web, il nome utente dell'amministratore che lo gestirà e la sua password e, infine, la vostra mail.

Una volta date tutte le informazioni esatte, avrete finalmente la possibilità di loggarvi (accedere) al pannello d'amministrazione di Wordpress dove potremo gestire, articoli, post, pagine, immagini, temi e tantissimo ancora. La mole di informazioni da trattare non è poca, tant'é che per spiegare Wordpress con il suo pannello d'amministrazione, in generale, ci spenderò tutta la terza ed ultima parte di questa mini-guida.

Detto questo, abbiamo concluso. Alla prossima!

Author: Cerquone Giacomo.

Cos'è il DLNA?

Il DLNA è una collaborazione internazionale di cui ne fanno parte moltissime società già affermate nel mondo dell'elettronica di consumo come: Sony, LG, Sharp, Samsung, Philips ecc.
Il risultato ottenuto da questa "unione" di multinazionali è, appunto, lo standard DLNA che permette al giorno d'oggi la comunicazione e lo scambio di dati su rete locale tra un numero, teoricamente infinito, di dispositivi che, ovviamente, hanno ricevuto il logo "DLNA Certified".
Questi dispositivi possono essere PC, smartphone, TV e mediacenter. Di quest'ultimo ne abbiamo già sentito parlare avendolo anticipato nell'articolo precedente sul Raspberry Pi.

logo dlna certified

Quando e come nasce lo standard DLNA?


Nasce, come abbiamo appena detto, attraverso questo consorzio nel lontano 2003 e, al giorno d'oggi, è composto da ben 23 società.
All'epoca, proprio come ora con l'Ultra HD, era urgente una standardizzazione ed una definizione di alcune linee guida per permettere la comunicazione e condivisione, tra dispositivi, di contenuti multimediali. Questo, molto semplicemente, si traduce nella possibilità, ad esempio, di visionare un film da un dispositivo (client) che lo preleva via wireless o lan da un altro dispositivo (server).
Funziona quindi, se vogliamo, in un modo molto simile ad internet come già spiegai in quest'altro articolo sulla creazione di siti web.

Inoltre, dopo aver realizzato quest'utilissimo standard, il consorzio ha dato vita a dei veri e propri "laboratori" che si occupano di certificare, effettivamente, i prodotti che dichiarano di supportare questo standard.
Diversi sono i respinti, ma molti i prodotti che hanno invece ricevuto il logo DLNA Certified che potete vedere sopra. In totale sono 18.000 prodotti contati nel 2013.

Come funziona questo standard?


Come già detto precedentemente, è importante capire che il DLNA, più che essere uno standard, sono delle linee guida che permettono la condivisione di contenuti multimediali attraverso due "veri" standard: il famoso TCP/IP per la connessione dei dispositivi alla rete locale e l'UPnP per la condivisione dei file.

Il DLNA, per fare quello che fa, categorizza e assegna, ai diversi apparecchi, dei determinati e precisi compiti da svolgere. Possono infatti essere evidenziati 4 tipi di dispositivi:
  • I DMS (Digital Media Server) che sono quei dispositivi che fungono, come detto prima, da server e che quindi contengono e mettono a disposizione i contenuti multimediali all'interno della rete.
  • I DMP (Digital Media Player) che sono quei dispositivi adibiti al prelevamento e alla riproduzione dei contenuti multimediali presenti nel DMS.
  • I DMC (Digital Media Controller) che sono quei dispositivi che fungono, praticamente, da telecomandi. Permettono di scegliere dove prelevare il file e dove riprodurlo.
  • I DMR (Digital Media Renderer) che sono quei dispositivi dove vengono riprodotti determinati contenuti multimediali scelti da un DMC.

funzionamento DLNA


Come mettere in piedi una rete DLNA casalinga?


Una delle particolarità di questo standard sta nel fatto che, per funzionare, non ha bisogno di strani componenti hardware, ma soltanto di un dispositivo DMP (come una TV) e di un DMS (come un Computer). Il DMP deve essere certificato per il DLNA e connesso alla stessa rete locale del DMS che, come abbiamo già detto, mette a disposizione i contenuti multimediali nella rete attraverso un software.
Infatti, a differenza del DMP, un computer ha bisogno soltanto di un software che lo faccia risultare come server. Quindi lo stesso discorso vale per qualunque dispositivo sulla quale si ha la possibilità di installare software applicativo come: smartphone, tablet ecc.

Con quali software posso far diventare il mio PC un server DLNA?


Ce ne sono moltissimi e per ogni tipo di sistema operativo. Windows, sono sicuro che non lo sapevate, riesce ad essere sia DMR che DMS senza l'utilizzo di alcun software esterno. Infatti, utilizzando soltanto Windows Media Player, non c'è bisogno di installare alcun software di terze parti.
Come configurarlo? Molto semplice. Basta cliccare sul pulsante in alto a sinistra "Condividi" e spuntare sulla scritta "Consenti automaticamente ai dispositivi..." e cosi qualunque file multimediale (foto, audio, video) presente nel catalogo di Windows Media Player verrà condiviso attraverso il DLNA.

Se invece si ha bisogno di un applicazione che ci permetta di sfruttare questa tecnologia sotto sistema operativo linux (debian, fedora, mandriva ecc.) o Apple (OSX), può essere installato "Serviio": un famoso server DLNA multi-piattaforma disponibile anche per Windows. Qui una guida ufficiale per configurarlo sul pinguino mentre qui una guida per configurarlo su un Mac.

Author: Cerquone Giacomo

I migliori servizi di streaming musicale sul Web

Negli ultimi anni i servizi di streaming si sono diffusi con una velocità sorprendente. Gli ambiti sono numerosi e varissimi, ma come è ovvio pensare, si sono diffusi principalmente per quanto concerne lo streaming di contenuti multimediali audio e video in differita.

Per quanto concerne lo streaming video in futuro affronteremo la tematica con i vari servizi analizzati sotto vari aspetti, adesso, invece, ci concentriamo sullo streaming di tracce audio, nello specifico: le nuove web-radio sociali.

Sono servizi che sicuramente conoscerete o avrete sentito quantomeno nominare (Last.fm e Spotify sono due tra i più famosi), ma come funzionano?


Una piccola panoramica sulle tecnologie


Lo streaming non è altro che la fornitura di un contenuto multimediale in diretta, senza che lo stesso debba essere preventivamente scaricato, nella sue interezza, dal client. Il server, in sostanza, effettua un broadcast di un flusso audio/video presso tutti i client che ne richiedono il contenuto.

Un broadcast non è altro che la trasmissione da una sorgente ad una o più destinazioni di un flusso di dati audio/video, con modalità che variano in base al servizio offerto, il tutto tramite l’utilizzo di una rete telematica. I dati ricevuti vengono riprodotti dal client man mano che vengono ricevuti dallo stesso e così avviene la magia, lo streaming.

Il client non farà altro che scaricare una porzione di video in un’area di memoria dedicata (buffer) tale da permettere un adeguato bilanciamento tra la porzione di video/audio riprodotta e quella scaricata, senza dover bloccare la riproduzione (o almeno ci prova).

Lo streaming che andremo a valutare è del tipo “On Demand”. Si differenzia da quello “Live” in quanto i contenuti multimediali sono compressi ed archiviati sulla sorgente per essere poi trasmessi al client quando richiesto. I contenuti “Live”, differentemente, non sono archiviati ma forniti così come vengono ricevuti dalla sorgente, talvolta, però, passando per una fase di compressione per ridurne le dimensioni.

Un servizio dalle potenzialità enormi che, giustamente, è stato sfruttato a dovere per la riproduzione di brani musicali in base ai gusti del cliente.

Moltissimi di questi servizi, difatti, operano una profilazione del’utente, in modo tale da poter accuratamente selezionare i contenuti e garantire al cliente stesso che gli vengano presentati brani di suo gradimento.

L’operazione di profilazione avviene, solitamente, tramite scelta esplicita dell’utente che, ad ogni brano proposto, potrà effettuarne una valutazione così da modificare le future scelte del sistema.

Ma ora bando alle ciance: affrontiamo i migliori sistemi di streaming musicale sul panorama.

Last.fm


Forse uno dei primi ad operare in materia sul web. Fornisce un servizio di web-radio con annesso Social Network dal 2002. Unitosi al “gemello” Audioscrobbler nell’agosto del 2005, profila ogni utente includendone i gusti musicali (artisti e canzoni) nel profilo stesso.

Le canzoni sono ascoltabili o dal sito stesso o tramite un player installato sul sistema in uso.

Il vantaggio di Last.fm è che lo “scrobbling”, l’attività che permette la profilazione tramite i brani ascoltati, può essere effettuata anche tramite player esterni quello fornito proprio da Last.fm, profilando anche le canzoni ascoltate con un normale riproduttore.

La lista di compatibilità è enorme ed include lettori multimediali per tantissime piattaforme rendendo Last.fm uno dei fornitori di servizio con la più alta compatibilità tra i sistemi operativi.

Dal 2009 il servizio è a pagamento in tutti i paesi ad eccezione di Regno Unito, Stati Uniti d’America e Germania. Qui in Italia, pertanto, si è soggetti al pagamento di 3€ al mese per sfruttare la piattaforma.


Spotify

Spotify, forse il più diffuso al mondo, fornisce servizio di streaming on demand musicale da Ottobre 2008, con brani di tantissime case discografiche ed etichette indipendenti, incluse Sony, EMI, Warner Music e tante altre.

Fruibile tramite software dedicato su numerosissime piattaforme, quali: Windows, Mac OSX, Linux, Telia Digital-Tv, iOS, Android, Blackberry, Windows Mobile, Windows Phone, Symbian S60, webOS, Squeezebox, Boxee, Sonos, WD TV e MeeGo.

Tramite una perfetta sincronizzazione con Facebook, Spotify permette la condivisione sul social network della musica ascoltata con i nostri amici. La registrazione al servizio è obbligatoria, se effettuata tramite Facebook vi fornirà 6 mesi di abbonamento “Unlimited” gratuitamente.

L’abbonamento, infatti, si divide in due tipologie: una gratuita, ed una a pagamento (la Unlimited appunto).

La versione gratuita ad intervalli casuali inserirà degli spot pubblicitari. Attualmente è fruibile solo tramite il software Windows, Mac OSX, Linux, iOS, Windows Mobile, BlackBerry, Symbian ed Android. Sugli altri sistemi operativi sarà necessario un abbonamento “Unlimited”.

Da pochi mesi è possibile l’ascolto gratuito sui terminali mobile, ma solo in modalità shuffle, che vi impedirà l’ascolto del singolo brano, basandosi esclusivamente su un artista, gruppo, etc.

Non è possibile effettuare scrobbling, ma è possibile associare il profilo Spotify a quello di Last.fm.


Google Play Music


E’ il servizio di streaming di musica on demand di casa Google. Rilasciato ufficialmente sui sistemi Android e PC nel 2011, attualmente è compatibile, tramite browser, con tutti i dispositivi che permettano la riproduzione di contenuti multimediali Adobe Flash.

Con oltre 20.000 titoli ed accordi con le principali case discografiche e di produzione autonoma, Google Play Music fornisce un servizio molto ampio ed efficace.

Utilissimo lo streaming della propria musica caricata, solo per PC, tramite l’applicativo ufficiale sullo spazio dedicato. Totalmente integrato con l’account Google Plus.


Pandora


Il Pandora Internet Radio è un servizio di streaming radio-on line, nato negli USA appoggiandosi al Music Genome Project. Tramite registrazione e quindi profilazione, il servizio, disponibile esclusivamente tramite browser, permette la creazione di una radio dei contenuti simili a quelli dell’artista o del brano ricercato, come Last.fm e Spotify.

L’ottima algoritmica usata, che analizza oltre 400 parametri del brano scelto per ricercare contenuti simili, è il punto di forza del servizio, fornendo una risposta molto coerente con i gusti dell’utente e non basata sulla “popolarità” del brano, permettendo così all’utente di scoprire anche nuovi gruppi meno conosciuti perché più affini ai propri gusti.

Il servizi è gratuito ma fornito ai soli utenti statunitensi tramite un controllo dell’indirizzo IP, tramite l’ausilio di un proxy è facile eludere il meccanismo. Non è possibile riprodurre brani o artisti specifici



Jamendo


Jamendo, differentemete dagli altri servizi, è una piattaforma web finalizzata alla diffusione della cosiddetta “musica libera”. La musica libera non è altro che musica distribuita in forma gratuita tramite licenze Creative Commons o Licenza Arte Libera, ascoltabile e scaricabile gratuitamente e legalmente.

La musica è ascoltabile direttamente dal sito in formato mp3, oppure scaricandola tramite protocollo BitTorrent nei formati Ogg ed Mp3.

Lanciata nel 2005, verso la fine del 2008 ha lanciato una nuova interfaccia che permettesse l’acquisto di licenze commerciali della musica, spesso utilizzate anche da canali televisivi di un certo riguardo come France2 o Arte.

Non fornisce alcun software, ma l’applicativo GNOME Rhythmbox permette l’ascolto di musica da Jamendo.