Stampanti 3D: quando il vicino produce armi


La tecnologia non fa altro che progredire e lo fa incessantemente. Giorno e notte vengono costruiti nuovi gingilli che però, prima che riescano ad arrivare a noi, appartengono a qualche ente, privato o pubblico che sia, che ne detiene i diritti e l'esclusività. Solo con il passare del tempo questi prodotti verranno commercializzati diventando proprietà della collettività, della massa.
E' successo già in passato con i PC ed internet ed ora, ora che abbiamo tutto e niente, sta succedendo la stessa cosa con le stampanti 3D: considerate una volta degli strumenti costosissimi utilizzabili soltanto dalle imprese o da esperti del settore che disponessero sufficienti risorse monetarie per acquistarli.
Da non molto tempo però questo magnifico strumento sta infestando le case delle persone comuni: persone come me, voi e moltissime altre ed è un avvenimento da non sottovalutare affatto.

Infatti affidare un prodotto del genere ai consumatori finali, sarebbe come dire che, da oggi in poi, ogni individuo sarà in grado di prodursi autonomamente delle custodie per smartphone (un semplice esempio di quello che queste stampanti sono in grado di fare).
Per arrivare a farvi comprendere il grado di diffusione di questo prodotto, basta dire che chiunque può acquistarne una al MediaWorld. Infatti, solo qualche giorno fa, è stato introdotto nel listino di un centro commerciale internazionale, per la prima volta, una stampante 3D ed il primo modello in questione è la hp3dx100:
Stampante 3D HP
Tutti voi avrete sicuramente pensato che, il paragone tra l'avvenimento dei PC e queste "semplici" stampanti, sia stato decisamente azzardato ma per il noto editoriale "The Economist" non è cosi.



Scrivono infatti a riguardo: "La stampa tridimensionale rende economico creare singoli oggetti tanto quanto crearne migliaia e quindi mina le economie di scala. Essa potrebbe avere sul mondo un impatto così profondo come lo ebbe l'avvento della fabbrica... Proprio come nessuno avrebbe potuto predire l'impatto del motore a vapore nel 1750 — o della macchina da stampa nel 1450, o del transistor nel 1950 — è impossibile prevedere l'impatto a lungo termine della stampa 3D. Ma la tecnologia sta arrivando, ed è probabile che sovverta ogni campo che tocchi".

Dalla foto devo dire che assomiglia al famosissimo dolce forno anche se, da come lo vendono, dovrebbe essere un prodotto decisamente più funzionante.
Ovviamente si scherza visto che questo gioiellino, con il prodotto della storica Harbert, non ha nulla a che fare: li uscivano fuori torte mentre qui, se l'individuo che la usa è capace, possono uscire anche armi da fuoco.



Non credo vi siate meravigliati. Era chiaro che un modellatore di materia prima, ABS in questo caso, potesse far uscire qualunque tipo di prodotto che, con la dovuta accortezza, potesse anche funzionare piuttosto bene.
Ma quali sono queste "capacità" che il proprietario di questa macchina deve avere?
Innanzitutto bisogna saper disegnare con un software di modellazione vettoriale (AutoCad e Illustrator) e, non meno importante, è la necessità di avere un minimo di dimestichezza con la macchina.
Però, come ben sappiamo, la rete è stracolma di utenti che fanno il lavoro al posto nostro condividendo pubblicamente i loro progetti e cosa succederebbe nel caso fosse condiviso il progetto di un'arma da fuoco?

Quello che vi sto dicendo, purtroppo o per fortuna, non sono supposizioni. La presenza di  atti alla produzione di armi da fuoco, sono realtà, e sono stati persino approvati dal presidente delle Nazioni Unite Barack Obama.
A riguardo è stato creato un portale intero: http://defdist.org/ che permette a tutti noi di scaricare i progetti e stamparli, proprio come dicevo prima.

Purtroppo noi siamo europei e a noi europei non piacciono molto le armi, almeno non come le adorano in America. Conosciamo abbastanza bene le loro manie e la domanda che ora vorrei fare è se effettivamente, soprattutto noi italiani, siamo pronti per accogliere delle famiglie che hanno tante armi quanti sono i televisori in casa...

Author: Cerquone Giacomo