Fantastoria di un ipotetico LG Optimus Prime


Eccomi qui ancora una volta a parlare di dispositivi Android, perché oggi mi sono imbattuto in una cosa che cercavo da tempo e non potevo non condividerla. Premetto che non ho niente contro i telefoni e i tablet con sistema operativo di casa Google; anzi, penso che ce ne siano di molto validi come rapporto performance/prezzo. In questo articolo intendo approfondire la tematica dei nomi dati ad alcuni dispositivi, che ricordano un po' tutti la trilogia di Transformers. Ve ne avevo già accennato qualcosa in un articolo sul nuovo smartphone Samsung Galaxy Nexus.

Avvertenza senso dell'umorismo


Anche voi vi siete posti dei dubbi dopo aver comprato un Asus Transformer Prime? Avevate paura che un giorno si trasformasse e distruggesse la vostra casa? Ebbene sembra che questa storia dell'orrore sia già cominciata. Sembra infatti che un ingegnere LG abbia perso in un bar di San Francisco un prototipo del nuovo LG Optimus Prime.

Inutili tutti i tentativi di recupero: l'androide era scappato. Fortunatamente, Optimus Prime è stato avvistato qualche giorno fa in un negozio di giocattoli a Londra, dove è presto diventato una star tra i bambini. Gli abbiamo chiesto di potergli fare una foto e questo si è gentilmente messo a a nostra disposizione. Eccolo qui.

Robot Optimus Prime a Hamleys

Dopo l'accaduto, gli ingegneri di LG promettono che staranno più attenti ai nomi che danno ai loro dispositivi. E questo vale anche per tutti gli altri produttori, perché tra Optimus One, Nexus Prime, Nexus One, Optimus Pro (e potrei andare avanti un bel po') sembra di vivere in Transformers.

Perché questo post? Perché 1) ce l'ho con i nomi ridicoli, tipo Asus Transformer Prime (non posso crederci che queste aziende abbiano così poca fantasia), 2) mi è piaciuta la saga di Transformers (principalmente i primi due film), 3) ho visto questa simpatica replica e mi sembrava brutto non dedicarci un post.

Nota per i creduloni: la storia me la sono inventata, certo che non c'é un robot armato in giro per le strade:) e non c'é neanche un LG Optimus Prime (al momento in cui scrivo questo articolo). I nomi degli altri dispositivi a cui ho accennato sono veri.




Crediti: D Sharon Pruitt

Havasi, il pianista più veloce del mondo

Il suo nome è Balázs Havasi e viene da Budapest, Ungheria ed è il pianista più veloce del mondo. Havasi fin da piccolo si è fatto notare per il suo talento con il pianoforte. Il musicista ungherese ha infatti dedicato la sua vita a questo strumento musicale. Dopo aver iniziato con i classici, Havasi ha presto trovato il suo stile personale, che potrebbe essere definito un po' "New Age".

Il 2007 ha visto il suo vero esordio commerciale, come membro del trio "The Unbending Trees" (Gli Alberi Inflessibili). Oltre che in Ungheria, il trio ha avuto successo principalmente nel Regno Unito.



Questo primo video ci mostra come Havasi riesca a conciliare velocità e bravura: il pezzo parte ad un ritmo normale per poi diventare sempre più veloce senza perdere in qualità. Nel secondo video abbiamo la performance di Havasi quando questo stabilisce il nuovo record mondiale di velocità a suonare il pianoforte: 498 tasti premuti in un minuto. Facendo un veloce conto mi rendo conto che questo straordinario pianista riesce a suonare il pianoforte ad un ritmo di 8,3 note al secondo! Ovviamente, tanto di cappello. Ecco il video, sottotitolato in inglese.

Cosa significa Mylo Xyloto


È da poco uscito il nuovo album dei Coldplay, Mylo Xyloto. Bellissimo album, benvenga anche la collaborazione con Rihanna nel brano intitolato "Principessa della Cina", ma il titolo è tutto da interpretare. Questa volta la copertina dell'album non ci è di nessun aiuto nell'interpretare il titolo dell'album.

Ricordiamo che nel precedente album dei Coldplay la copertina raffigurava il celebre dipinto di Eugène Delacroix, intitolato "La Libertà guida il popolo". La copertina di Mylo Xyloto è invece una sorta di collage di graffiti su fondo astratto. Insomma, apparentemente non c'è nulla che rimandi ad un significato nascosto. Eppure ci deve essere qualcosa dietro queste due parole.

Eugène Delacroix. La Libertà guida il popolo, 1830.





















Chris Martin, chitarrista e leader del gruppo dei Coldplay, è stato intervistato il 9 settembre - un mese e mezzo prima del lancio dell'album, avvenuto il 24 ottobre - dal quotidiano inglese The Sun. Ecco quanto riportato dal quotidiano:

Si pronuncia My-low Zy-letoe (Mai-lo Zailito, ndt.)...e anche i ragazzi (del gruppo, ndt.) riconoscono che il titolo non ha alcun significato. Chris dice: "Al momento sembra un po' ridicolo e lo accetto. (Potremmo dire che) rimanda a qualcosa di fresco. Il titolo non ha nessun altro significato. Penso che ormai siamo una band che ha un sacco di storia quindi è bello inventarsi qualche cosa che non abbia già una storia. Abbiamo tenuto questo titolo sulla lavagna per due anni e accanto a questo si sarebbero aggiunti tutti gli altri potenziali titoli. Alcuni avevano più senso ma a noi piaceva questo, è tutto quello che possiamo dire in sua difesa".


Tre giorni prima, in un'intervista per la televisione francese lo stesso Chris aveva spiegato che Mylo Xyloto "è una lingua inventata con due parole: Mylo e Xyloto. Si tratta solo di creare una parola nuova, un po' come (la parola, ndt.) Google."

Per quelli che speravano in un significato nascosto, magari un messaggio segreto, questa è in parte una delusione. A quanto pare però non è detta l'ultima parola: l'Oracolo - sezione del sito dei Coldplay dove si possono fare domande e ricevere risposte, ha confermato che il titolo non è stato inventato a caso e senza alcun significato. Su questo l'Oracolo è poco chiaro: le derivazioni latine di "Mylo" tendono a suggerire qualcosa che "cade a pezzi". "Xyloto" invece è stato usato per indicare una famiglia di insetti.

Potrebbe forse essere la metafora di come le persone tendano ad unirsi in tempi così difficili per l'umanità? Questa interpretazione sarebbe in linea anche con il precedente album dei Coldplay, Viva la Vida, la cui copertina, come ho già accennato, è un richiamo all'unità.